anche se solo un miraggio
ci vuole coraggio
a vivere in pieno deserto
fra sterile polvere e vento terso

anche se solo un miraggio
ci vuole coraggio
sognare una fresca avventura
lontana da sempre eppur matura...

[jules élysard, da "signorina anarchia" 12.5.1999]


roberto bartoli "anche se solo un miraggio, ci vuole coraggio"


...il suo contrabbasso disegna nuovi continenti...
(paolo fresu)
 

il mio sogno di ragazzo volava attorno a quattro grosse corde. sono rimasto stupito dalla meravigliosa allegria e dal sorriso di jaco pastorius, dalla capacità di indignarsi così poco “americana” di charlie haden, dalla vertigine intessuta dalle dita di ares tavolazzi. in due parole, sognavo di far volare alto il mio vecchio basso elettrico usato, senza davvero mai riuscirci, vuoi per il mio scarso coraggio o forse perché mi sono distratto, o perché all'improvviso la vita mi ha chiamato altrove, e avevo dell'altro da fare.
ho incontrato qualche tempo fa roberto bartoli, complice fabio santin e la rivista aparte, e mi si è spalancato un baratro sotto ai piedi quando ho ascoltato lo stesso rumore dei miei sogni di ragazzo che usciva da sotto quelle dita (diplomato in contrabbasso al conservatorio di pesaro, roberto ha avuto la fortuna di studiare con bruno tommaso, che io quand'ero appunto un ragazzino ho potuto solo ammirare in concerto col perigeo).
questo suo cd “anche se solo un miraggio, ci vuole coraggio” è una sfida: alla mercificazione, innanzitutto, perché è francamente invendibile secondo i canoni discografici moderni. verosimilmente nessuno vuole ascoltare un contrabbassista anarchico, che offre musiche che sanno mettere in moto la testa, far girare gli ingranaggi, far riflettere, pensare.
il cd è concettualmente un'opera per contrabbasso solo sporcata, colorata, avvelenata dagli interventi al computer di giovanni lanzarini. un unico canto/racconto in sette movimenti sul coraggio e sull'anarchia, sul desiderio e il sogno: una sfida alla superficialità, ai titoli appiccicati con lo scotch sopra alla musica, alle giustificazioni fornite ai giornalisti per trovare un senso all'immediatezza e alla passione. dentro c'è una rilettura da brivido di “se ti tagliassero a pezzetti” di fabrizio de andrè, un'interpretazione altrettanto emozionante di “hullo bolinas” di steve swallow; il resto è tutta musica nata libera, lasciata senza guinzaglio a correre al sole dell'improvvisazione.

 

questo lavoro è dedicato al coraggio. al coraggio di lottare e morire per delle idee, per un ideale, per la libertà. al coraggio di essere sé stessi fino in fondo, anche contro corrente, anche quando la corrente ti sommerge. al coraggio di chi scrive poesie nei tempi bui, di chi stringe i denti e non si accontenta, di chi non si lascia andare. questo lavoro è dedicato al coraggio, e soprattutto a chi lo sa portare.
l’idea originaria, un’opera per contrabbasso solo, mi ronzava nella testa già da un paio
di anni. poi il duplice incontro con la poesia di jules élysard e con l’arte magica di giovanni lanzarini, straordinario tecnico audio che dei computer e relative applicazioni al mondo dei suoni conosce pressoché tutto. da qui l’impulso ad avventurarsi in qualcosa d’altro, partendo dall’idea originaria per approdare ad una forma narrativa più complessa, appassionante ed evocativa. n
e è risultato un canto/racconto sul coraggio, in cui abbiamo usato un frammento della poesia “signorina anarchia” come esile ma definito canovaccio di una storia dal contenuto molto semplice, immediato, senza mezzi termini e di una efficacia rara.
è il racconto di un coraggio invocato, desiderato, atteso, forse strappato coi denti alle insidie della vita, voluto, amato. ogni brano musicale dell’opera contiene un verso della poesia, che diventa così filo conduttore, e la musica da e attraverso esso si dipana, di volta in volta allontanandosi e ricongiungendosi alla narrazione, sottolineando e facendosi sottolineare dalle parole, rivestendole e rivestendosene in un gioco di reciproco libertario arricchimento in cui nessuno prevale ma tutti concorrono in egual misura.

giovanni è intervenuto con i propri strumenti sulla musica colorandola, sporcandola, vivisezionandola a piacimento, innestandosi anche con violenza, quando opportuno. c
on l’umiltà e la modestia dei saggi, lavorando di bisturi e laser, in punta di piedi è riuscito ad inserirsi con il suo strumento (terribile, se usato a sproposito!) con una grazia ed una leggerezza veramente rare, forse uniche. alla fine, operazione non facile, la musica ne è uscita arricchita e per nulla snaturata.
cristina valenti, docente in discipline dello spettacolo al dams di bologna, ha letto la poesia di jules élysard prestando la sua voce quasi per gioco, in una conviviale serata
tra amici, quando questo lavoro non era neppure ipotizzato. u
na volta registrata, la sua voce è stata rielaborata e manipolata in mille modi, filtrata ogni volta in maniera diversa, sovrapposta a sé stessa, smembrata nelle parole e nelle sillabe, usata per moto contrario etc. la si può ascoltare al “naturale” solo al termine dell’ultimo brano, quando le due quartine della poesia compaiono per intero, svelandosi. (roberto bartoli)

 

        
foto di francesco truono (da www.jazzitalia.net)

 

[ritorna alla pagina principale / back to main page]