rivista anarchica
anno 29 n.253
aprile 1999



diario a cura di Felice Accame

animali, conoscenza e potere

 

Amotz e Avishag Zahavi sono due etologi che insegnano all’Università di Tel Aviv e che, negli ultimi anni, si sono guadagnati l’attenzione del mondo scientifico per i loro studi sulla logica della comunicazione animale. Il loro merito fondamentale sta nell’aver formulato un criterio analitico applicabile sia nei confronti dei comportamenti sociali che delle strutture evolutive degli organismi - dai più grandi ai piccolissimi, ovvero dagli elefanti agli unicellulari, passando soprattutto per i garruli, che sono uccelli passeriformi studiati dagli Zahavi per ben 27 anni. Il criterio è semplice: chi trasmette segnali, se vuole che risultino attendibili, deve pagarli cari. La gazzella si avvede della presenza di un leone: la prima cosa che fa non è scappare, ma eseguire vari saltelli a quattro zampe sul posto - soltanto se il leone avanza, allora scappa. I saltelli sul posto sono un segnale: gli dice "guarda, sto bene, se voglio scappo. Decidi tu, vuoi provare ad ottenere una preda che comunque ti costerà molta fatica, o preferisci cercarti una preda più facile?". Tuttavia, questo segnale costa: nei saltelli spende una parte di quella energia che, se il leone decide di tentare, le tornerebbe preziosa nella fuga. E’ un po’ come la storia del pavone. Il maschio cerca di convincere all’accoppiamento la femmina e sfoggia una magnifica coda grande e variamente colorata. Già nell’erigerla spende energie e segnala che se lo può permettere, ma, più diventa apprezzabile dalla femmina, più diventa visibile ai predatori. E’ Il principio dell’handicap che dà il titolo al loro volume tradotto recentemente in italiano (Einaudi 1998, £. 28.000).
Fra il tanto d’altro, gli Zahavi accennano spesso a vari comportamenti animali particolarmente significativi in ordine alla genesi dei rapporti gerarchici. Sembrerebbe assodato, per esempio, che dal primo uovo a schiudersi uscirà il più grande e il più forte dei fratelli e che, nella prima settimana fuori dal nido, l’ordine gerarchico fra i fratelli è stabilito, ma non una volta per tutte. Nei garruli, per esempio, la competizione aggressiva dura parecchi mesi e, in pratica, fino ad un anno di vita, a ciascuno è dato di poter cambiare la propria posizione nella gerarchia. Poi, chi acquisisce elevatezza di rango la mantiene, ovviamente pagando l’handicap, perché il prestigio - nel mondo animale - costa. Anche nei garruli, per esempio, chi sta in alto è contraddistinto da un tono di voce più forte rispetto a chi appartiene ad un rango inferiore. Ma questo segnale, proprio perché emesso a maggiore tonalità, può essere udito a maggiore distanza - e, dunque, anche da chi potrebbe averci cattivissime intenzioni.
Chi volesse averci un’idea sulle strategie di fratria escogitate nella società degli uomini - dove i fratelli maggiori la fanno da padroni nei confronti dell’ultimo nato - può dare un’utile occhiata a Fratelli maggiori, fratelli minori di Frank J. Sulloway (Mondadori 1998, £. 36.000), che ha scrupolosamente analizzato migliaia di biografie in cerca di regolarità. Per esempio, per scoprire che i primogeniti sono più conservatori degli ultimi nati. Il che è ovvio, perché chi arriva tardi trova i posti occupati - i "posti" nelle cure e negli affetti dei parenti, per esempio - e deve escogitare stratagemmi di "nicchia" per sopravvivere. Il primo lotta per tenersi ciò che ha e l’ultimo lotta per ottenere qualcosa, spesso non avendo nulla da perdere.
Le strutture relazionali del potere, dunque, si stabiliscono nei primi momenti dell’esistenza. Nel caso dell’uomo, tuttavia, è determinante il fatto che, concomitantemente a queste strutture, in modo strettamente correlato, si sviluppino le strutture della conoscenza. Sapere e potere, insomma, sono due categorizzazioni dell’osservatore nei confronti di un unico processo di sviluppo che ha inizio fin dalle prime fasi relazionali. Ne Il costruttivismo radicale - Una via per conoscere ed apprendere (Società Stampa Sportiva 1998, £. 20.000), Ernst von Glasersfeld - nel contesto di una lotta millenaria fra teorie passivistiche e costruttivistiche della conoscenza umana -, delinea una credibile genealogia delle categorie fondamentali cui perviene l’attività conoscitiva. Ripercorre l’intero tentativo che fu di Piaget - all’insegna di una "epistemologia genetica" - e propone un modello analitico della mente umana nel suo sviluppo prima individuale e poi, grazie al linguaggio, sociale. Veniamo così condotti all’analisi del modo con cui il bambino costruisce il concetto di "cambiamento" o quello di "movimento" per poi giungere al "sé" come identità individuale, allo "spazio" ed al "tempo". Da queste basi si potranno poi raggiungere i risultati più complessi, come la ri-presentazione di esperienze passate, il riconoscimento e la consapevolezza. Tutti "strumenti", cioè, che prima li si sa usare e meglio è - in termini di successo evolutivo e, quindi, di potere.
Forse non ci si fa caso, ma l’analisi di tutto ciò va annoverata fra le conquiste significative. La tradizione filosofica ci ha consegnato un modello di mente - umana, perché di una mente animale guai a parlarne - sostanzialmente inanalizzabile, specchio passivo di un mondo bell’e fatto cui rassegnarsi. L’ideale per introdurci ad un mondo in cui qualsiasi esigenza di partecipazione attiva, con le buone o con le cattive, ha da essere disincentivata.

Felice Accame

P.S.: A proposito di mente e linguaggio negli animali tutti. Ernst von Glasersfeld è uno di quei coraggiosi che, negli anni Settanta, realizzò il Lana Project, ovvero l’esperimento nel quale s’insegnò a Lana, uno scimpanzé femmina, a comunicare con gli esseri umani tramite la tastiera di un computer. Contro l’esperimento - tanto per amor di cronaca - insorse il "blocco storico" attestato sullo slogan "A chi il linguaggio? Solo a noi!" che comprendeva il meglio del democratico oggi disponibile, da Chomsky al Papa. Già che ci sono, quarto libro: per averci in proposito idee più chiare - di Chomsky e del Papa- si legga Mente e linguaggio negli animali di Felice Cimatti (Carocci 1998, £. 29.000).



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