rivista anarchica

Mille papaveri rossi

 

Mille papaveri rossi è il nome del cd doppio curato da Marco Pandin, nostro «fiancheggiatore» da una ventina d’anni, dalla diffusione del quale traggono beneficio le casse di A/Rivista Anarchica. Si tratta di una raccolta di canzoni di Fabrizio De André interpretate da musicisti estranei e/o marginali rispetto al mercato discografico. Musicisti col nome piccolo piccolo, oppure senza nome. Tutta gente che nel «giro» c’è entrata solo di striscio e solo per poco, oppure non c’è mai entrata o voluta entrare.
Bisogna innanzitutto dire che, nelle intenzioni di Marco e dei musicisti partecipanti, questa non è una celebrazione ufficiale: con questo progetto si è voluto esprimere il bisogno comune di riunirsi sotto alle canzoni di Fabrizio per suonarle, cantarle e ascoltarle insieme. Canzoni speciali, queste: canzoni che hanno saputo farsi strada direttamente fino al cuore. Il loro è un destino del tutto particolare: sono suonate nelle osterie, accanto ai falò sulla spiaggia e sui palchi dei bei teatri del centro, sono cantate in chiesa, sotto la doccia e nei campi rom, nelle sezioni di partito, nei raduni anticlericali e alle manifestazioni per la pace, da interpreti famosi per il pubblico pagante e da musicisti sconosciuti nelle feste di piazza. Nelle situazioni più diverse. Senza mai perderne in dignità.

Le registrazioni raccolte sono tutte autoprodotte, in massima parte sono casalinghe oppure riprese dal vivo, e (tranne una, altrimenti inutilizzabile) non sono state sottoposte a trattamenti o modifiche tecniche. Una scelta che vuole sottolineare il carattere documentario di questa iniziativa, così come le altre curate nel passato da Marco sempre allo scopo di raccogliere fondi a sostegno del nostro giornale, privilegiando i contenuti piuttosto che la forma. Ne risulta, alla fine, una raccolta «altra» nelle premesse e nelle intenzioni: è un «non prodotto», un oggetto «non in vendita» perché «non vendibile» (e che infatti non si trova nei tradizionali negozi di dischi: per procurarsene una copia bisogna muoversi, chiedere in giro, darsi da fare).
«E De André? Dove l’avete?» si chiede il piccolo Pertini in copertina, disegnato da Andrea Pazienza (ringraziamo la sua famiglia per la generosità). Non crediamo sia solo facile retorica affermare, com’è scritto sui muri, che Fabrizio è vivo ed è anche qui. C’è traccia di Fabrizio anche nelle nostre cantine e stanze di casa trasformate in sale prova e studi di registrazione improvvisati. C’è la sua voce che profuma l’aria dei centri sociali lasciati senz’acqua nelle «città più sicure» dove si attende l’alba temendo sgomberi e manganellate.

Ai due cd è allegato un libretto con le note tecniche per ogni brano, più un contributo scritto inedito dello scrittore genovese Marco Sommariva, già incrociato più volte su queste pagine (è autore tra l’altro dei romanzi brevi Vorompatra e Il cristallo di quarzo – entrambi editi da Sicilia Punto L – e curatore del volume Ribelli – edito da Malatempora).
Il 2cd, come s’è detto, non viene distribuito commercialmente. Per ottenere una copia di Mille papaveri rossi è sufficiente versare – tramite bonifico bancario o versamento su c/c postale- una sottoscrizione di almeno 15 € (spese postali incluse) a favore di A/Rivista Anarchica (per i dati clicca qui).
Concludiamo con un ringraziamento particolare a Dori Ghezzi ed a Cristiano De André, che hanno espresso il loro apprezzamento e sostegno a questa iniziativa sin da quando era soltanto un sogno sfocato.
Ecco una lista dei musicisti partecipanti, ed una breve presentazione di ciascuno e indicazioni dove trovare in rete informazioni e contatti diretti a portata di clic.

Per ulteriori informazioni su Mille papaveri rossi contattare: Stella*Nera c/o Marco Pandin, casella postale 86 35036 Montegrotto PD, e-mail: stella_nera@tin.it

cd 1
Judith Malina / Le nuvole
Marmaja / Creuza de mä
GattoCiliegia feat. S. Giaccone / Ho visto Nina volare
Paolo Capodacqua / Morire per delle idee
The Walkabouts / Desamistade
Stefano M. Ricatti Ensemble / Il pescatore
Eire Nua / Geordie
Franco Fabbri / Hotel Supramonte
Lalli / Ave Maria
Roberto Bartoli / Se ti tagliassero a pezzetti
Sniper / Inverno
Paolo Capodacqua / Un malato di cuore
Bonifica Emiliana Veneta / Amico fragile
Andrea Parodi e Bocephus King / Suzanne
Frontiera / Nella mia ora di libertà
Stefano Giaccone / La ballata dell’eroe
Kurkuma / La guerra di Piero
Laborintus / Canzone del maggio
cd 2
Lino Straulino / Verranno a chiederti del nostro amore
Mercanti di Liquore / Bocca di Rosa
Mideando String Quartet / Un giudice
Alessio Lega / Canto del servo pastore
FLK / Khorakhané
Alexian Group / Khorakhané (2a parte)
Bevano Est / Sidún
Sergio Pugnalin e Marco Giaccaria / Jamin-a
Fratelli di Soledad / Fiume Sand Creek
Compagnia Angeli del Non Dove / Fila la lana
Judas 2 / A’ pittima
Spoon River Band / Girotondo
Giorgio Cordini / La ballata dell’eroe
Gang / Giovanna d’Arco
La Rosa Tatuata / Rimini
Arbe Garbe / Maria nella bottega d’un falegname
L’Estorio Drolo / Il suonatore Jones
Alberto Cesa e Cantovivo / Canzone del maggio
Stefano Santangelo / Il pescatore

 

Judith Malina, Le nuvole
Judith Malina legge le Nuvole come solo lei sa fare: le fa piangere pioggia, soffiare vento fresco e distribuire arcobaleni. La registrazione è stata fatta con mezzi di fortuna, ma non importa: nessun cosmetico elettronico potrà mai aggiungere amore a queste parole. Judith è stata fondatrice con Julian Beck nel 1947 del Living Theatre, una compagnia teatrale dichiaratamente anarchica, libertaria ed antitradizionalista. Ininterrottamente nel centro del mirino dei potenti, il gruppo ha continuato tra varie difficoltà una produzione di spettacoli di esplicito impegno civile e forte impatto emotivo: dopo la morte di Julian, avvenuta nel 1985, Judith organizza performance di teatro di strada e nuove messe in scena affiancata da Hanon Reznikov. Nel 1999, grazie all’ospitalità del comune di Rocchetta Ligure e all’appoggio della provincia di Alessandria, è stata fondata la loro base italiana. Attualmente la compagnia ha all’attivo diverse produzioni tra cui Not in my name, la performance contro la pena di morte che da anni il collettivo mette in scena a Times Square in concomitanza con le esecuzioni capitali, e Resistenza sui partigiani della Val Borbera. Per sapere tutto sull’avventura del Living Theatre leggete il bel libro di conversazioni con Judith curato da Cristina Valenti (edito da Elèuthera). Il website ufficiale è www.livingtheatre.org.

Marmaja, Creuza de mä
È stato il loro brutto carattere che li ha condannati a non essere riportati nelle cartografie musicali ufficiali, e men che meno in quelle alternative: non amano gli steccati né le definizioni stilistiche, e fanno una musica che a volerla spiegare non è abbastanza folk, né abbastanza rock, insomma non abbastanza identificabile per poter essere proposta ai lettori d’un giornale senza passare per un sacco di esempi chiarificatori ed espliciti perché, meno male, la loro musica assomiglia a dozzine e dozzine d’altre musiche. Troppe, per poter dare un’idea concreta: Marmaja è un magma ribollente di influenze, citazioni e parodie, bolle sonore che scoppiano lasciando nell’aria un’impressione colorata di Goran Bregovic, la voce di uno strumento che viene da chissà dove, un odore leggero di Gang, un ricordo vagamente new wave di vent’anni fa, l’eco di qualche bestemmia in un bar fumoso e le grida al mercato o in pescheria, un rumore sordo come di tuono lontano, come uno scoppio al petrolchimico. Questa versione di Creuza de mä è stata realizzata con la collaborazione di Mirco Drago, un vecchio compagno di strada. Il loro sito web, da poco ristrutturato, è all’indirizzo www.marmaja.com.

Gatto Ciliegia feat. Stefano Giaccone, Ho visto Nina volare
Probabilmente l’unica vera novità nel panorama sonoro nazionale di questi anni, i torinesi Gatto Ciliegia compiono una rilettura del tutto particolare di questa stupenda canzone, offrendo il loro punto di vista sull’accostamento di strumenti tradizionali come la chitarra classica (e la voce ferma di Stefano Giaccone, special guest) col suono più artificiale, come di piccoli sciami d’insetti elettronici. Un radicale ribaltamento di prospettiva, il loro: hanno trasformato «Nina» in un piccolo mistero sottile, in una musica piena di vuoti dove il silenzio regge l’impalcatura. Cliccate su www.gattociliegia.it, e dedicate ai loro dischi (sono distribuiti dall’indipendente toscana Audioglobe) tutta l’attenzione e il cuore che potete.

Paolo Capodacqua, Morire per delle idee, Un malato di cuore
Chitarrista ed autore marchigiano, Paolo è autore di musiche per il teatro e traduttore-interprete delle canzoni di Georges Brassens (è stato di recente protagonista al Folkclub di Torino di una serata dedicata al Grande Francese in compagnia di Nanni Svampa e Fausto Amodei). Ha lavorato con David Riondino, ma è certo più conosciuto per la sua collaborazione duratura e stabile con Claudio Lolli. Numerose sono e sono state anche le collaborazioni con poeti e scrittori come Gianni d’Elia, Roberto Piumini e Stefano Tassinari. Paolo è conosciuto anche per il suo impegno nelle scuole: scrive canzoni per bambini, con l’intenzione di dar dignità ad un genere erroneamente ritenuto d’evasione e superficiale. Il suo bellissimo cd Rossi gialli bianchi neri, originariamente edito dall’amministrazione comunale di Fermo AP, è stato ristampato lo scorso anno dalla coraggiosa indie Storiedinote. Queste sue versioni sono state registrate dal vivo in concerto: voce e chitarra solamente, piccolo monumento alla semplicità. Potete trovare altre informazioni presso il website delle Brigate Lolli all’indirizzo www.bielle.org.

The Walkabouts, Desamistade
Attivi da oltre vent’anni, dalla costa nordovest degli Stati Uniti i Walkabouts – cioè Chris Eckman e Carla Torgerson più una lunga serie di collaboratori più o meno noti, da Elaine DiFalco dei Cavemen Shoestore a Peter Buck dei REM – vengono spesso a cercare ispirazione, cibo, musica ed amicizie qui in Europa (hanno stabilito una base operativa in Slovenia, frequentata da musicisti locali e compagni di strada). Al loro attivo una quindicina di album splendidi, dove mai hanno offerto il fianco ai compromessi del suono di moda: un esempio vivente di rara coerenza. Il loro progetto più recente li vede alle prese con un tribute album dedicato all’indimenticabile Nina Simone. Avevano riletto Desamistade nel loro recente cd Train leaves at eight (tutto dedicato a certa bella musica d’Europa, dal Mikis Theodorakis della title-track al catalano Luis Llach vittime entrambi della censura di regime, da Goran Bregovic a Jacques Brel) ed hanno contribuito a Mille papaveri rossi con un’intensa registrazione di questa stessa canzone dal vivo al Cactus Festival di Brugge, Belgio. A ottobre 2003 suoneranno in Italia: se capitano a suonare dalle vostre parti, fate di tutto per non perderli. Info e contatti: cliccate sul loro sito ufficiale www.thewalkabouts.com, organizzatissimo e costantemente aggiornato.

Stefano M. Ricatti Ensemble, Il pescatore
Stefano Maria Ricatti è dentro a storie di musica da lungo tempo, ad offrirsi generosamente sui palchi e per strada, ai buskers festival e in teatro, a tessere fili sonori dietro a una coreografia o a un film, inarrestabile nel creare suggestioni jazz in canzoni e racconti, a fare e disfare inquietudini sonore d’ogni gusto e tendenza, cameristiche o progressive… Nell’accostarsi al Pescatore Stefano ed il suo Ensemble hanno intuito e scelto una traiettoria obliqua, tutta giocata di sponda, alterando lo spartito con un immaginario specchio angolare. Hanno trasformato una bandiera al vento in un drappo in penombra, evidenziando sfumature e trame fini a dispetto dei colori vivi del ritornello gridato in coro a cui siamo stati abituati da altri interpreti di questo stesso pezzo, e dalle nostre feste con le chitarre attorno ai falò. Un amore profondo permea questa versione inusuale e sensibile, campo di note musicali piegato da carezze leggere, fischi e sussurri. Se non conoscete Stefano cercatelo su www.stefanoricatti.it, ma meglio ancora gustatevi un suo concerto.

Eire Nua, Geordie
Quando questa versione di Geordie è stata registrata, Eire Nua praticamente non c’era già più: a un certo punto la testardaggine non basta, perché è difficile andare avanti tenendo un piede a Dublino e l’altro a Torino. L’arrangiamento di questa ballata ha evidentissime connotazioni tradizionali, ed è tutto giocato sul riverbero suggestivo della voce dell’irlandese Ciàran Ward che si rincorre con quella del flauto dolce: forse è con addosso un vestito verde come questo che Fabrizio l’aveva sentita tanti anni fa.

Franco Fabbri, Hotel Supramonte
Franco è conosciuto, oltre che per le trasmissioni a Radio Tre e i suoi saggi di musicologia, per essere stato chitarrista, cantante e compositore nel gruppo degli Stormy Six, coi quali ha conosciuto le più diverse e curiose esperienze musicali: dai concerti alle feste dell’Unità al tour con gli Stones nel 1967, dalla Cooperativa l’Orchestra (tra i primi reali esperimenti di etichette discografiche indipendenti ed autogestite) al premio della critica discografica tedesca nel 1980 (Macchina maccheronica venne votato miglior disco rock dell’anno, i Police al secondo posto). Ha collaborato con musicisti molto noti (tra cui Chris Cutler, Heiner Goebbels, Alfred Harth) e poco conosciuti (i LA1919 di Luciano Margorani, ad esempio). Franco partecipa alla nostra raccolta con una registrazione dal vivo, dai tratti sobri ed essenziali, fatta a Valenza in compagnia del tastierista Cesare Picco.

Lalli, Ave Maria
Lalli ha preso l’abitudine di presentare nei suoi stupefacenti concerti questa canzone presentandola come una delle più affascinanti canzoni d’amore. Questa versione, registrata dal vivo con il nuovo gruppo, è come sospesa nel tempo: si fa fatica a star dietro a questo respiro che sa quasi di tango, alle salite improvvise della chitarra che sembra non fermarsi mai, ai pianissimo istoriati di violoncello e violino, al contrabbasso suonato con tutto l’amore possibile, al pianoforte commovente che si intreccia alla voce con riccioli come di glicine, come d’uva. Ci sono informazioni e foto sul sito www.lalli-info.it, ma la cosa migliore da fare per conoscerla è ascoltarla/vederla dal vivo in concerto. In alternativa, resta l’acquisto dei suoi cd, pubblicati entrambi dal Manifesto.

Roberto Bartoli, Se ti tagliassero a pezzetti
Difficile trovare parole per raccontare questo pezzo. Questa registrazione costituisce una testimonianza della vastità dei paesaggi contenuti nelle musiche composte da Fabrizio De André: la melodia di Se ti tagliassero a pezzetti viene vissuta in un lungo solo di contrabbasso, arrangiamento struggente e a tratti commovente, suonato dalle abili dita di Roberto Bartoli (tra i tantissimi progetti in cui è coinvolto, ricordo solamente che Roberto è uno dei protagonisti dell’ottimo ensemble Terre di Mezzo con Emiliano Rodriguez, Simone Zanchini, Ettore Fioravanti e Gianluigi Trovesi). E come in una segnalazione gastronomica, vi invito caldamente ad esplorare il sito www.robertobartoli.it, e ad assaggiare le musiche che Roberto vi propone.

Sniper, Inverno
In tempi non sospetti, vale a dire ben prima che dell’Est europeo si occupassero i famigerati CCCP facendocelo sapere dalla copertina dell’Espresso e dalle pagine pubblicitarie della Virgin, i giovani musicisti veneti Carlo E. Esini e Fabio Turchetto condividevano l’amore per quelle terre, così geograficamente a noi vicine ed allo stesso tempo tenute culturalmente lontane. Per nulla spaventati dal muro e dal pregiudizio, spendevano ferie e lire viaggiando nella direzione opposta agli itinerari turistici obbligatori: se noi si andava a Londra o in Francia, loro sceglievano Belgrado, la Romania, il Danubio e al ritorno erano carichi di sospiri e nostalgia, oltre che di strumenti strani e dischi ancora più strani. Il tempo è passato, ma i loro amori no: eccoli dopo Davaiciass a dar vita a Sniper assieme al fisarmonicista bosniaco Admir Uzcanin, un gruppo rock veneto che guarda insistentemente ad Oriente. Hanno all’attivo un paio di cd tutti da scoprire e mantengono un website curioso ed essenziale all’indirizzo www.sniper.it.

Bonifica Emiliana Veneta, Amico fragile
Una volta si chiamavano La Piva del Carner, e sono un po’ veneti e un po’ emiliani, della stessa terra tenuta separata dalle rive del Po, quelli della BEV usano strumenti acustici e di provenienza popolare per sferrare un vero e proprio assalto alla musica folk contemporanea. È complicato descrivere l’energia che sprizza dai loro cd (entrambi uscite recenti: Apotropaica e Variabile naturale), così com’è ardua la loro classificazione in un ipotetico scaffale: è «folk» oppure «rock» oppure «musica sperimentale»? Questa loro versione di Amico fragile non aiuta a sciogliere le domande, così sudata e dal respiro rauco, così nervosa e incazzata. Cercate informazioni e approfondimenti su www.bonificaemilianaveneta.it.

Andrea Parodi, Suzanne
Brianzolo di nascita (da non confondere con l’omonimo ex Tazenda) ma canadese d’adozione, Andrea Parodi cresce a pane, calcio e musica: Beatles, Stones e più tardi Bob Dylan, John Cougar Mellencamp, Steve Earle e Leonard Cohen, Fabrizio De André, Francesco De Gregori. Una sera, durante una gita in Valtellina con gli amici, prende in mano una semiacustica e compone la sua prima canzone. Passano gli anni e si accumulano canzoni ed esperienze. Poi il grande incontro, quello con il musicista canadese Bocephus King, al secolo Jamie Perry: durante una tournée italiana i due diventano amici. Dopo nottate a suonare e trovare accordi, Andrea decide che registrerà il suo primo album a Vancouver. Il resto della storia lo trovate da qualche parte su www.andreaparodi.com. Questa Suzanne non mancherà di stupirvi, persa com’è in una nebbia di chitarre così straniere al nostro orecchio da somigliare alla voce delle sirene.

Frontiera, Nella mia ora di libertà
«Nuovi punks, ditelo a papà: qui dentro ci sono 2/3 dei Kina»: era press’a poco questo il messaggio stampigliato sulla copertina del debut cd dei Frontiera (della storica formazione valdostana in questo nuovo gruppo ci sono infatti Sergio ed Alberto, che per fortuna nostra e loro non hanno ancora voglia di smettere). Punto ideale di congiunzione generazionale tra i punks che adesso hanno press’a poco 20 e 40 anni, almeno a livello di gusti musicali, i Kina/Frontiera hanno pagata cara la loro frustrazione, il loro non adeguarsi a vivere in una piccola città, vuota di stimoli e sospesa tra perbenismo e birrerie. È per questo che in questi venti anni se ne sono sempre andati in giro a suonare la loro visione punk così particolare ed emotiva, a urlare quello che nessuno si vuol sentire dire. Il volto del punk dei Kina è cambiato nel corso del tempo, arricchendosi di rughe ed influenze: Frontiera, adesso, è una strada melodica sincera che non è tradimento del passato ma una sua naturale prosecuzione. In un paio di minuti, questa breve versione di Nella mia ora di libertà è come un film in fast forward che passa veloce davanti alle nostre orecchie centrifugando hardcore, armoniche a bocca, chitarre elettriche e organo hammond, vale a dire quanto di meglio ha girato sui nostri giradischi. C’è un bel sito all’indirizzo http://digilander.libero.it/wiconfondo, dove è possibile trovare info e richiedere dischi e cd. Già che ci siete potete dare un’occhiata anche al website ufficiale dei Kina cliccando su http://digilander.libero.it/kina9.

Stefano Giaccone, La ballata dell’eroe
Di Stefano Giaccone, se seguite queste pagine, saprete certamente molto: dall’alba di Franti al recente cd realizzato con il pregevolissimo Dylan Fowler, la sua è una strada tortuosa attraverso il jazz e la poesia dei margini, il punk e la sperimentazione, la parola scritta e suonata. Ritroviamo la sua voce, oltre che nel brano dei Gatto Ciliegia, in questa versione semplice, essenziale della Ballata dell’eroe. Registrata dal vivo, in concerto, senza manipolazioni. Buona la prima, così come viene.

Kurkuma, La guerra di Piero
Kurkuma è un open group di una quindicina variabile di elementi mandato avanti dallo sbattimento (anche) dell’irriducibile Salvatore Corvaio, musicista e performer. Il gruppo, in quanto tale, non ha progetti da realizzare o strategie precise da seguire, ma è tenuto assieme dall’atteggiamento da «indipendenti a tutti i costi» comune ai vari individui che lo compongono.
In Kurkuma viene messa in pratica la mentalità aperta e libertaria del punk, con risultati stilistici che, sebbene lontani dai moduli espressivi del bel tempo che fu e che più non è, ne mantengono intatta l’immediatezza e l’incoscienza di mettersi a nudo, senza filtri né intermediazioni. La musica e le canzoni nascono da collaborazioni ed invenzioni, un po’ casuali ed un po’ ragionate, da improvvisazioni libere ed intrecci, mescolamenti e rimaneggiamenti, e riescono sorprendentemente a suonare come fresche ed originali, ricche di suoni nuovi e di dolcezza tradizionale (a volte etrusca, a volte esplicitamente volta al mezzogiorno, altre ancora ispanica o addirittura nordica). Non c’è traccia di loro sul web: Kurkuma rimane (per ora) una specie di segreto che si può intercettare, avendo fortuna, in qualche festa dell’autogestione, o nella precarietà del banchetto dei dischi di qualche piccolo centro sociale o altro spazio indipendente.

Ensemble Laborintus, Canzone del maggio
I soci del circolo ARCI Laborintus di Sassari sono impegnati in numerose e diverse (e coraggiose, aggiungo io) attività musicali, che spaziano dai concerti di musica antica al museo archeologico all’occupazione del teatro Civico cittadino per un’esecuzione di In C di Terry Riley con mimi ed attori a interagire con i musicisti ed il pubblico. Un loro «progetto speciale» riguarda le canzoni italiane tra la fine degli anni ’60 e degli anni ’70: le canzoni intese come letteratura, in particolare quelle che hanno raccontato l’Italia di allora, le cosiddette «canzoni impegnate». È da un loro spettacolo dal vivo che è tratta questa registrazione della Canzone del maggio, che si distingue per l’arrangiamento scarno ed al tempo stesso tumultuoso e traballante, rievocazione dell’inquietudine di quegli anni, e per l’inseguirsi ed intrecciarsi delle voci, del cantato e del detto. Potete trovare informazioni, spiegazioni e contatti su www.laborintus.it.

Lino Straulino, Verranno a chiederti del nostro amore
Persona schiva e riservata, di Lino Straulino si intuisce l’inestimabile valore appena si scopre la voce che si nasconde la tra le pieghe delle canzoni. Rimarrete impressionati da questa sua versione, col testo tradotto in carnico e la musica ridotta mirabilmente ad un arrangiamento esile. Autore e chitarrista di notevole talento, Lino ama percorrere trasversalmente le musiche come osservandole attraverso un caleidoscopio: ricercatore di musiche popolari (esploratore in giro per il Friuli e la Carnia «armato» di registratore e microfono, ma soprattutto di testa e cuore), con le sue composizioni è stato vincitore più volte del Premi Friûl. In mezzo al suo mondo c’è un bestiario ricchissimo di poesie d’ogni epoca messe in musica (vedi il suo splendido album ricamato sulle strofe di Ermes di Colloredo), di contaminazioni acid-folk, di inni alla natura nel più puro e sensibile stile hippy, di ballate dai tratti rock oppure jazz oppure… Tra le sue realizzazioni più emozionanti, il cd dedicato a Victor Jara che rappresenta un inedito ponte sonoro e solidale tra Udine ed il Cile. Sul suo sito www.linostraulino.com sono disponibili numerosi mp3 che potrebbero improvvisamente rivelare nuovi panorami all’universo musicale che conoscete.

Mercanti di Liquore, Bocca di Rosa
Piano piano, testardamente, da una buona cover band delle canzoni di Fabrizio De André i Mercanti di Liquore si sono trasformati in una bella realtà della canzone d’autore italiana. Questo pezzo è tratto dal loro debutto discografico, che colpì tutti molto positivamente per la semplicità e la freschezza degli arrangiamenti. La musica dei poveri, il loro secondo e recente album, li vede alle prese con un repertorio completamente originale: le musiche sono, come già sappiamo, ben strutturate e suonate, ad accompagnare testi che scavano in profondità e lasciano, alla fine, con un pugno di domande nel cuore. Per informazioni etc.: www.mercantidiliquore.it.

Mideando String Quartet, Un giudice, Il pescatore
Il MSQ è un gruppo di musicisti padovani attivo da anni e dedito alla valorizzazione di strumenti a corda come la chitarra, il dobro, il banjo, l’ukulele, il mandolino. Partiti da ricerche nei territori della musica popolare americana (il chitarrista Stefano Santangelo è stato fondatore di una formazione storica quale i Buffalo Ramblers, e qui offre una sua bella rilettura de Il pescatore), i quattro hanno saputo trasformare la loro proposta musicale arricchendola di suggestioni tutte italiane, arrivando ad offrire un repertorio piuttosto vasto e privo di limitazioni di genere, caratterizzato, oltre che dagli incastri funambolici dei diversi strumenti, da belle ed elaborate armonie vocali. Il gruppo ha suonato in numerosi contesti, preferibilmente in manifestazioni di solidarietà, e ha partecipato al Suonastrada, all’Artistrada ed al Ferrara Buskers Festival. Nel giugno 1999 il concerto del MSQ a Venezia, trasmesso dalla RAI, era inserito nell’ambito della prima Festa Europea della Musica, svoltasi contemporaneamente in 80 città. La loro versione di Un giudice è stata votata tra le best cover del circuito Radio Popolare. Il loro sito web è all'indirizzo www.mideando.it.

Alessio Lega, Canto del servo pastore
Cantante ed autore leccese trapiantato a Milano, Alessio è ben noto ai lettori di A per le sue pagine dedicate alla musica d’autore, e a un pubblico più vasto per le sue trascrizioni di Leo Ferré. Ha un repertorio molto vasto composto, oltre che dalle sue canzoni, da canzoni popolari e d’autore italiane e francesi, castigliane, russe tradotte in italiano oppure eseguite in originale. Alessio ha suonato e cantato negli spazi sociali, nei circoli culturali e nei teatri di numerose città italiane.
Nel febbraio del 2000 la sua canzone I funerali del pirata, presentata a un concerto in ricordo di Fabrizio De André, ha avuto una forte eco sulla stampa nazionale, così come le sue diverse partecipazioni al Festival Leo Ferré a S. Benedetto del Tronto. Ha fatto molto discutere la sua canzone Dall’ultima galleria, ispirata ai tragici fatti di Genova e realizzata, tra gli altri, con la collaborazione di Max Manfredi. Questa è una registrazione casalinga, disadorna ma carica di passione. Speriamo che Alessio si decida a vincere la ritrosia e finalmente registrare e diffondere le sue canzoni in uno di quei magici dischetti argentati di cui noi appassionati di musica da un po’ andiamo pazzi. Lo trovate sul web cliccando su www.alessiolega.it.

FLK, Khorakhané
Hanno un nome che sta a metà strada tra la parola «folk» e un refuso tipografico, eppure agli FLK (già ospiti di queste pagine quando, agli esordi, si chiamavano Mitili FLK, sigla che sorridendo nasconde le parole Furlan Liberation Kongress) le cose a metà, i compromessi, stanno stretti. La loro scelta iniziale, il cantare in friulano («Parliamo così da millenni, non c’è motivo di cambiare» – mi sembra d’aver letto in un’intervista), è stata mantenuta a scapito della logica e conseguente emarginazione territoriale: ne risultano canzoni aspre e taglienti, sì, ma infinitamente umane. Quattro gli album pubblicati sinora, uno più bello ed appassionante dell’altro. Spero fortemente che la loro energia non si esaurisca, che il loro sforzo non sia vano, che la loro musica non rimanga schiuma del mare snobbata dalle onde e condannata a raggiungere la riva solo quando è troppo tardi.

Alexian Group, Khorakhané 2a parte
Santino Spinelli, conosciuto come Alexian, è un Rom abruzzese dai molteplici ed eclettici interessi: è musicista e compositore (una strada costellata di centinaia di concerti e numerose uscite discografiche), insegnante (è docente di lingua e cultura Rom all’università di Trieste, e si occupa della scolarizzazione dei bambini zingari e viaggianti nell’ambito del programma Interface sostenuto dall’università la Sorbonne – Parigi – e dalla Commissione delle Comunità Europee), scrittore, poeta e saggista (nel suo recente Baro romano drom vengono sfatati cliché consolidati, stereotipi negativi e luoghi comuni, e si considerano finalmente gli zingari, o più propriamente la popolazione Rom, non semplice oggetto di studio ma una complessa realtà umana e culturale con cui confrontarsi). Il gruppo musicale da lui diretto offre una rilettura appassionata della seconda parte di A forza di essere vento, ricca di suggestione e fascino. Potrete trovare una miniera di informazioni sul sito dell’associazione culturale Thèm Romanó all’indirizzo http://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/associazionethrom.

Bevano Est, Sidun
Hanno molti anni di strada sulle spalle, e s’erano già incontrati con Fabrizio De André nel progetto di Canti Randagi, a rileggere le sue canzoni assieme a Peppe Barra, Baraban, la Ciapa Rusa, Riccardo Tesi ed altri. Bevano Est è la faccia spinosa e contorta e per niente facile della musica popolare italiana contemporanea: dell’estate cantano il sudore e la sete, della campagna la fatica del lavoro, della fabbrica il peso dell’aria. Le loro musiche non sono mai facili, e accompagnano canzoni struggenti ed ammaccate dalle bastonate dell’esistenza, accadimenti teatrali, performance di danza e gesti in cui si tenta il volo, filmati immaginari. Il gruppo riesce nell’incredibile scommessa di trasportare le coordinate geografiche del dramma raccontato da Fabrizio in questa canzone commovente dal Libano alla campagna emiliana, rendendo universale il dolore della perdita drammatica di un figlio. Sul web li trovate all'indirizzo www.bevanoest.com.

Sergio Pugnalin e Marco Giaccaria, Jamin-a
Marco Giaccaria ha curato il mastering di questa raccolta nel suo piccolo studio casalingo. Musicista di formazione classica, nutre un interesse a pieno campo per tutto ciò che suona e/o fa rumore: da Zappa a Bartòk, musica antica e popolare, barocca e da camera, contemporanea e jazz, improvvisazione radicale. Qui lo troviamo assieme al compagno d’avventura Sergio Pugnalin, altro musicista di simile voracità creativa: i due hanno messo le mani addosso a Jamin-a destrutturandola a divenire un’immaginaria aria mediorientale, sapore di sabbia e spezie e vento caldo. Il risultato è sconcertante, e fa galoppare la fantasia: e se la Jamin-a che conosciamo fosse sbocciata da qui? Attorno ai due musicisti ed alle loro molteplici attività c’è una vera ragnatela di informazioni sul web: un buon punto di partenza potrebbe essere www.marcogiaccaria.it, ma poi è bello perdersi nei links.

Fratelli di Soledad, Fiume Sand Creek
Questa canzone è tratta da Hoka hey!, una raccolta realizzata nel 1994 da Radio Onda Rossa di Roma a sostegno di alcuni detenuti nativi americani. I piemontesi Fratelli di Soledad, gruppo storico del circuito alternativo, ne offrono una versione energica e non rassegnata. Il loro website www.fratellidisoledad.it è una vera miniera di informazioni.

Compagnia Angeli del Non Dove, Fila la lana
Quattro personalità forti, ciascuna con esperienze, vocabolari ed amori diversi (musica d’estrazione colta, teatro, improvvisazione, musica popolare) che si intrecciano dando vita a paesaggi impervi per l’orecchio, ben documentati nel cd d’esordio Le stanze del cuore (autoprodotto, 2002). Il suono del salterio e del bodhran in questa canzone si incastreranno nei vostri sogni.

Judas 2, A’ pittima
Vecchie conoscenze punk/anarchiche, Pete Wright (ex Crass) e Martin Wilson (ex Flux of Pink Indians) alle prese con musiche imprevedibilmente lontane dai trascorsi storici dei due componenti: la loro strumentazione è ora composta da chitarre acustiche e percussioni, ma è inalterato lo spirito dei vecchi tempi. I due Giuda offrono un repertorio agile e allo stesso tempo aggressivo, caratterizzato da testi particolarmente corrosivi, cantati con rapide incursioni in italiano. C’è solo metà del gruppo in questa rivisitazione radicale: Pete ha messo i suoi artigli addosso a questa canzone dopo averne ascoltato l’interpretazione di Allan Taylor su Canti randagi. Il risultato è un vortice di respiri, a tratti inquietante. In rete troverete solo due pagine scarne sul website di Southern.com, dove però ci sono tonnellate di informazioni sui Crass (seguite il link per le etichette distribuite, e cliccate su Crass Records).

Spoon River Band, Girotondo
Sono in otto tra musicisti e cantanti, e attirano folle festanti ai loro concerti: la Spoon River Band nasce da un’idea del chitarrista Livio Cantoni in una «notte insonne dell’11 gennaio 1999, al 40° piano di un grattacielo di New York»… Tra quel giorno ed oggi ci stanno tanti concerti e tanti incontri. Non hanno mai pubblicato un vero cd, ma questo non è un impedimento al conoscere di che cosa sono capaci: sul loro website www.thespoonriverband.com troverete mp3 a manciate.

Giorgio Cordini, La ballata dell’eroe
Musicista e compositore bresciano, collaboratore di Fabrizio De André negli ultimi dieci anni, nonché chitarrista del gruppo formato da Mauro Pagani. Giorgio è un arrangiatore di grande talento: si è cimentato addirittura con le composizioni dei Beatles (raccolte in un ottimo cd con il collega Andrea Braido), e con alcune tra le canzoni d’autore più note. Nel suo cd Chitarre d’autore (autoprodotto, 2000) raccoglie – tra le altre – rivisitazioni di De André, Modugno e Fossati: il lavoro ottiene, insieme al concerto teatrale che segue, un buon successo di critica e pubblico. Nel 2002 Giorgio decide di ripetere l’esperienza, scegliendo ancora tra le canzoni d’autore melodie da arrangiare. Il nuovo cd è un messaggio per la pace, un invito a riflettere sull’ingiustizia della guerra: ecco Disarmati («disàrmati» o «disarmàti», l’accento è volutamente lasciato libero), un album strumentale di pregevolissima fattura di cui ci siamo recentemente occupati su queste pagine, e che non ci stanchiamo mai di ascoltare. Informazioni e contatti: www.giorgiocordini.it.

Gang, Giovanna d’Arco
I Gang sono attivi nella prima linea della musica militante da vent’anni: i fratelli Marino e Sandro Severini hanno fatto dell’impegno, della polemica e della denuncia (il loro album Storie d’Italia è tuttora a rischio di sequestro per l’azione legale intrapresa da due politici del PDS siciliano citati in Duecento giorni a Palermo, una ballata dedicata alla memoria di Pio La Torre, il segretario regionale del PCI ammazzato dalla mafia), le caratteristiche fondamentali di ogni loro canzone. Innamorati del combat rock (ma anche di Andrea Pazienza e Chico Mendes, del subcomandante Marcos e dei partigiani, di Sacco e Vanzetti e delle mondine… e di Fabrizio De André) sin dagli esordi, sono da poco riusciti a passare indenni – e con rinnovata rabbia – attraverso un itinerario accidentato e sofferto che li ha portati dall’autoproduzione a un contratto discografico finito male, e di nuovo all’autoproduzione. La loro Giovanna d’Arco è nel segno di chi ha sempre pagato sulla propria pelle le proprie scelte, e continuando a dare generosamente non s’è mai lamentato del destino. Sono numerosi i siti in cui ci si occupa di loro, testimonianza del bel rapporto d’amore che hanno saputo costruire: il loro website ufficiale è all’indirizzo www.the-gang.it.

La Rosa Tatuata, Rimini
Formazione genovese, che offre un rock onesto e scarsamente contaminato: la loro musica s’accende spesso, mista di sangue sudore e lacrime blues, e sa sciogliersi di tenerezze e passioni mediterranee perché alla fine la loro America si rivela solo un’impressione e il gusto di questo rock sa di mare proprio come da noi e solo da noi. Diversa da tutte le altre sentite finora, è l’impressionante versione che la Rosa Tatuata offre della Rimini di Fabrizio De André, una lettura semplice ed al tempo stesso senza pietà, dalle coloriture davvero drammatiche. Ottima performance vocale di Max Parodi registrata dal vivo al Porto Antico di Genova in occasione del raduno «Äia da respiâ», questa interpretazione vola sulle ali di una chitarra magica, suonata da un Paolo Bonfanti posseduto contemporaneamente dallo spirito acido di Dicky Betts e di John Cipollina. Info, foto, MP3, accordi e tutto il resto: cliccate su www.larosatatuata.com.

Arbegarbe, Maria nella bottega d’un falegname
I friulani Arbegarbe sembra riprendano un cammino interrotto, quasi come se «quella musica» d’una volta, quelle belle canzoni sociali e di lotta, quella bella musica popolare vitale e irriducibile, rimaste tutte sepolte sotto il frastuono di questi ultimi trent’anni di colonialismo sonoro anglosassone, si fossero improvvisamente e terribilmente risvegliate. Suonano come se lo spirito puro e ribelle del punk qui in Italia, invece che dissolversi in discussioni a vuoto davanti ai negozi di dischi d’importazione e per le megaperiferie industriali come una scoreggia, fosse passato come nebbia appiccicosa rimanendo integro per le piazze di paese, per le osterie, per i vecchi circoli dell’ARCI dove neanche il vino, le partite a carte e a calcetto riuscivano a mandare via l’odore triste della guerra e neanche quello altrettanto triste del dopoguerra (...figuriamoci l’odore del punk). La loro versione di questa scheggia da La buona novella suona come pane impastato di così tanta rabbia da far male ai denti, ma così ricco di rispetto, amore e passione da sciogliersi in bocca col gusto del miglior miele. Se capitate a fare una passeggiata dalle parti del loro bellissimo sito www.arbegarbe.com, c’è la possibilità reale di rimanerne invischiati.

L’Estorio Drolo, Il suonatore Jones
Sembra sia proprio in un’osteria, davanti a un bicchiere di quello buono, che è cominciata la storia dell’Estorio Drolo (significa «la storia buffa» nel dialetto parlato nelle valli attorno a Cuneo). I componenti del gruppo confessano candidamente la mancanza di un progetto ordito a tavolino per questa loro attività di ricerca musicale: è successo che un gruppo di amici e compagni si siano ritrovati, forse complice il vino, a innamorarsi di quell’aria di fratellanza e solidarietà che c’è attorno al rito della musica fatta in compagnia, dove tutti, assieme alla propria voce e a quella del proprio strumento, non possono fare a meno di portare anche un po’ del proprio cuore e delle storie che gli abitano in testa. Il gruppo fa rivivere lo spirito del vecchio suonatore Jones tramite un arrangiamento che ha il gusto della sobrietà e dell'equilibrio, e un suono delicato, genuino e per nulla forzato. La forza e il coraggio dell'Estorio Drolo non sono nel volume della voce, o nel ghigno serrato dipinto a forza sul viso: l’intento del gruppo non è accendere dei gran fuochi su di un palco, quanto piuttosto restare ben attento a non spegnere le piccole fiamme portate da chi suona e canta, e da chi li va a sentire in piazza.

Alberto Cesa e Cantovivo, Canzone del maggio
Cantovivo è uno dei gruppi più importanti del folk revival italiano, nato a Torino alla metà degli anni Settanta e ancora attivissimo, importante laboratorio storico dell’espressione del canto popolare, dalle ballate antiche ai canti sociali e di lavoro, sino al linguaggio urbano e operaio. Più che sul versante discografico, la loro attività è sempre stata rivolta ai concerti: hanno infatti accumulato la cifra record di oltre 2000 serate raccogliendo applausi ed entusiamo dai conservatori ai palasport di mezzo mondo. C’è la loro bella e lunga storia su www.cantovivo.com.

 

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