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Sera
tutti sovversivi
(dedicato a Franco Serantini)
che
cos'è
Lo
scorso 5 maggio è caduto il 30° anniversario della
morte di Franco Serantini, il giovane anarchico figlio
di n.n. (come si diceva una volta), selvaggiamente pestato
dalla polizia, arrestato e lasciato morire in carcere senza
assistenza. E noi, sul numero di maggio (A
281), lo abbiamo voluto ricordare con un dossier
di 24 pagine, realizzato con la determinante collaborazione
degli anarchici pisani della Biblioteca Franco Serantini (e
della collegata casa editrice BFS). Di quel dossier abbiamo
pubblicato anche duemila copie a parte, in carta più
pesante, per poterne disporre anche dopo la fine
di quel numero della rivista.
Sempre insieme con la BFS, proponiamo ora un ulteriore strumento
per ricostruire quegli anni di grandi lotte e speranze e
al contempo per ricordare quel nostro giovane compagno
assassinato.
Si tratta della videocassetta Sera tutti sovversivi
(dedicato a Franco Serantini), della durata di 56 minuti,
realizzata dal regista Giacomo Verde nellambito di un
progetto multimediale promosso dalla Biblioteca Franco Serantini.
Questa cassetta VHS è allegata (e indivisibile nellacquisto)
ad una ristampa, appunto nel formato della videocassetta, del
succitato dossier Franco Serantini. Storia di un sovversivo
(e di un assassinio di Stato) che in questa
nuova versione ha 48 pagine.
La distribuzione nelle librerie è curata dalla BFS. La
vendita militante e per corrispondenza è invece curata
da noi di A. Ciò significa che chi vuole
ordinarne una o più copie (sfruttando gli
sconti sotto specificati) deve rivolgersi esclusivamente a noi.
La videocassetta+libretto è venduta solo dietro pagamento
anticipato o contrassegno. Non è previsto il conto-deposito.
questi
i prezzi
una
copia costa 15,00 euro
da
3 copie 14,00 euro luna
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5 copie 13,00 euro luna
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10 copie 12,00 euro luna
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20 copie 11,00 euro luna
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pagamento può essere anticipato o contrassegno. Chi
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di Milano, iban IT10 H050 1801 6000 0000 0107 397
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Sera
tutti sovversivi
Insomma,
sera tutti sovversivi, rispetto allItalia
di allora: ha fatto bene il regista Giacomo Verde
a scegliere questa dichiarazione dintenti, fatta
da unamica di Franco Serantini, per dare il titolo
al video che racconta la vita e la morte dellanarchico
ucciso dalla polizia a Pisa, trentanni fa. Il film
ci racconta i tanti modi di essere sovversivi, dalla vita
quotidiana la musica, i consumi, le letture
allimpegno politico che allora si misurava
sulla strada come nelle sedi, in un impegno totale che
mescolava pratica pubblica e vita privata, senza far diventare
una professione la prima e senza alienare gli interessi
personali della seconda.
In unora di testimonianze raccolte oggi e documenti
depoca scorre unItalia che appare mille anni
lontana da quella odierna, anche se pure emergono i fili
di una continuità per capire come tutto sia cambiato
per non cambiare nulla nel potere, nella violenza, nelloppressione.
E persino quei ragazzi invecchiati di trentanni
che raccontano il loro essere sovversivi e il loro
Franco, alla fine, non sono, nei desideri e nei
problemi, così distanti dai loro omologhi del XXI
secolo che si ritrovano a Seattle come a Genova, in una
fabbrica minacciata dai licenziamenti come in un call-center
a alto tasso dalienazione. Fascino e mistero della
storia e della sua memoria.
Il contesto in cui vive e muore Franco Serantini è
quello di unItalia che si arrovella negli squilibri
sociali e nella modernità, che si porta dentro
la mina del proprio peccato originario, quello di una
classe dirigente gretta, bigotta, che diventa feroce quando
si sente tremare la terra sotto i piedi. Unintera
generazione con tutte le fratture culturali e politiche
che lattraversavano cercò di praticare
la sovversione anche nella vita quotidiana
e di preparare il cambiamento (alcuni la chiamavano rivoluzione,
altri riforma, ma erano quasi solo delle sfumature): le
venne impedito, con la forza e lì iniziarono le
tragedie, le scelte suicide, le sconfitte. Che furono
personali e collettive.
Anche Serantini scelse il suo modo dessere sovversivo.
Quello di un figlio di nessuno, di un ragazzo
nato a Cagliari e abbandonato in fasce al brefotrofio,
adottato alletà di due anni per poi ritornare
in un istituto dopo la morte della nuova madre. E, poi,
il riformatorio, in un regime di semilibertà che
lascia tempo solo allo studio. Lincontro con la
politica prima Lotta continua, poi gli anarchici
avviene quasi naturalmente, nellItalia di
allora. E inizia una nuova vita, fatta di discussioni,
della sede dove ci si ritrova sempre, del
tempo scandito dai ritmi del movimento: riunioni, volantini,
cortei, assemblee. Lincontro con gli operai della
Saint Gobain minacciati di licenziamento, i mercatini
rossi al quartiere CEP per dimostrare che i generi
alimentari possono costare molto meno di quanto li fa
pagare il supermercato o il bottegaio: ogni cosa fa dire
che il mercato è una truffa.
Corse frenetiche, senza respiro. Tutto il tempo della
vita è tempo della politica, perché tutta
la vita è politica, anche gli spazi privati, quelli
riempiti dalle letture per capire, dai confronti con le
vecchie generazioni, a Pisa con la memoria anarchica,
lì ancora fortissima. E su questo le mannaie dello
stato, lesplosione della strategia della tensione,
la perdita dellinnocenza, alla Bussola dove la polizia
spara per difendere il capodanno dei ricchi,
come a piazza Fontana.
Agire propositivo e agire oppositivo si mescolano e costruiscono
una cultura: vendere le verdure nei quartieri di periferia,
occupare le case o diffondere il proprio giornale sono
in continuità con uno sciopero, la protesta contro
la strage di stato, gli scontri con i fascisti. È
un fiume unico e inarrestabile che solo a tratti sinterrompe,
quando cala addosso al movimento la violenza dello stato.
Quella che stronca Serantini. Il 5 maggio 1972 a Pisa
arriva il missino Giuseppe Niccolai, per un comizio elettorale.
Lotta continua e gli anarchici organizzano la contestazione
non deve parlare una delle tante
degli anni 70. Ma questa volta non è come
le altre: sul Lungarno la polizia carica, Franco Serantini
si trova isolato, cade sotto le botte dei celerini, lo
lasciano lì a terra, come uno straccio vecchio.
Poi lo portano via, in questura, al carcere don Bosco.
Viene interrogato, dice di star male, ma il giudice non
considera serio quel suo malessere. Cade in
coma, ma rimane abbandonato nella sua cella e quando lo
portano al pronto soccorso del carcere, muore quasi subito.
È il 7 maggio 72. Due giorni dopo viene sepolto.
Le indagini sulla sua morte non daranno alcun esito, nessuno
verrà giudicato né condannato.
Corrado Stajano scriverà un bel libro (Il sovversivo,
Einaudi), la memoria di Serantini rimarrà viva
a lungo e non solo a Pisa. Almeno fino a quando il buio
degli anni 80 cercherà di avvolgere tutto
e rimuovere quel modo dessere, quello di un ragazzo
mite, un po miope, studente e lavoratore precario,
donatore di sangue, anarchico: figlio di nessuno,
come dice la lapide che lo ricorda. Sera
tutti sovversivi, il bel video di Giacomo Verde
prodotto e distribuito dalla Biblioteca Franco
Serantini e da A rivista anarchica (tel. 02/2896627,
e-mail: arivista@tin.it),
15 euro ne raccoglie la memoria e aiuta a capire
il suo tempo. Senza nostalgia. Per comprendere le ricchezze
stroncate assieme ai limiti, alle ingenuità e agli
errori che altri hanno saputo ben usare.
Giovanna
Boursier
Tratto da il Manifesto dell8/1/2003
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