Cantiere biografico
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ultimo aggiornamento: 10/08/2022 - 18:34

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TETTAMANTI Giacomo

ferroviere



Chiasso TI 1884 - Zurigo ZH 1969

Domiciliato a Bellinzona dal 1904. Figura nel 1918 come presidente del Comitato Pro Bertoni, che organizza una vasta solidarietà nei sindacati del Canton Ticino (vedi Peretti) in favore di Bertoni, incarcerato in lunga detenzione preventiva a Zurigo.
Sostenitore della Camera del lavoro nel 1918 (Lib. stampa 24.7.1918).

Poi emigra a Zurigo (solo nel 1932 ?)

Forse lo stesso al funerale di Dominioni*Ernesto accanto a Rusconi* e Bertoni nel 1923 ?
A Zurigo segnalato come ex presidente dell'Associazione ticinese disoccupati (Libera stampa 20.8.1937)

 

Libera stampa 27 novembre 1969, firmato da Pierluigi G. Paloschi:

Z U R IG O, Ricordo di GIACOMO TETTAMANTI

Appena quest’estate l’avevo intervistato e ne avevamo parlato su L'Avvenire dei lavoratori ed a tutti costi aveva voluto ch’io gustassi con lui un certo vinello robusto perché, mi disse, « con questo qui scampi fino alla mia età ».

Ora, invece, s’è spento. Ottantacinque quest’estate e tante cose da raccontare. Fu Giacomo Tettamanti a ordinare lo sciopero dei ferrovieri, nella stazione di Bellinzona. Poche le parole, ma vibranti, commosse, al riaffiorare dei lontani ricordi. Era di Chiasso, classe di ferro 1884.
Suo padre teneva un ristorante, che tanti anni dopo doveva diventare il punto d'incontro per molti fuorusciti italiani, tra cui il catanese De Felice Gioffrida, deputato, o il prof. Paolo Bardazzi, repubblicano. Tale il padre, tale il figlio: Giacomo Tettamanti entra in ferrovia, a Chiasso, ma passa poi a Bellinzona dove conoscerà Edoardo Zeli e Giovanni Tamò e tonnare con essi la troika dello sciopero dei ferrovieri, nel '18. Oggi è facile dire sciopero: allora, il buon Giacomo ebbe più fortuna di tanti altri compagni, che finirono in galera. Lui venne mandato per punizione dapprima a Biasca, poi a Luino. Il fascismo imperava, « e noi compagni — raccontava fino a pochi giorni fa — per poterci almeno sfogare nel cantare "Bandiera Rossa » pigliavamo una barca e ce ne andavamo in mezzo al lago ». E continuò ad ospitare gli antifascisti italiani, come già aveva fatto a Bellinzona, come faceva suo, padre a Chiasso — come fecero molti compagni, allora. Furono gli anni ruggenti del socialismo, come quando a Stabio fece a pugni con i reazionari che volevano linciare Angelica Balabanoff, che doveva tenervi un discorso.

Venne a Zurigo, presso il figlio che nella città della Limmat aveva avuto più fortuna del padre nel Ticino e aveva messo su una ditta specializzata in profumi e s’era fatto un nome nella colonia ticinese, tant’è che fu anche 'presidente' della «Scuola Pro Ticino» zurighese.
Ed a Zurigo, alla Nordstrasse, un quartiere periferico, s’è spento quietamente, assistito dalla moglie e dai nipoti.

Nella Sez. socialista ticinese, che l’ha onorato recentemente con un modesto presente, fu particolarmente attivo — come attivo fu anche in altre associazioni ticinesi della città, come la musica ticinese. Ora ha lasciato un grande vuoto, ma a noi compagni lascia un ricordo e un incitamento. Non è facile essere socialisti; non lo fu negli anni roventi delle grandi lotte di classe, non lo è nemmeno oggi nella società dei consumi. Il compagno Giacomo Tettamanti ci dimostrò come dev’essere un socialista; per questo, fra noi. Egli è sempre presente, Nella dimensione dell’Infinito, ma sempre con noi.

Pierluigi G. Paloschi


FONTI:

GB / segnalato in G. Bottinelli, "Luigi Bertoni, la corerenza di un anarchico", La Baronata 1997 / Libera stampa 24.7.1918, 28.2.1919, 22.5.19120 / Libera Stampa 18.7.1969, 16.6.1964, 27.11.1969 sempre di Paloschi.




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