Cantiere biografico
degli Anarchici IN Svizzera








ultimo aggiornamento: 11/12/2019 - 14:56

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PIDOUX Jeanne Susanne

Contabile



Comptable



Mollens VS, 24.08.1896  da François (insegnante) e Alice Carrard -

Sposata nel 1918 con Giovanni Matteozzi.

 

Nel 1916 abita con i genitori a Coppet VD e lavora come contabile a Ginevra /GE, presso Tapis Chavan. Frequenta la Maison du Peuple, difonde giornali ed opuscoli libertari.
Nel 1916 la polizia le attribuisce diversi "amici", Otello Valtolini, Vaskoff, Meazza, Matteozzi: "sempre vestita in nero, senza alcuna eleganza, indossa un berretto genere cacciatore alpino, gettato all'indietro" e l'immancabile fiore rosso sulla camicetta. Il 7 dicembre 1916 persino l'Ambasciata d'Italiana di Parigi comunica alla Direzione generale della P.S, italiana: "...che una certa Pidoux Giovanna di Francesco e Carrard Alice, di nazionalità svizzera frequenta assiduamente le riunioni del gruppo del Risveglio di Ginevra, dove si reca in compagnia di anarchici italiani specie del noto Voltolini Otello".
Nel gennaio 1917 la polizia ginevrina dichiara che dovrebbe ricevere da Zurigo un pacco di cartucce di dinamite che avrebbe dovuto trasportare a Ginevra. Effettivamente si era recata a Zurigo, secondo la sorella minore, per acquistare "cartucce speciali per il suo revolver".

Organizzatrice del movimento anarchico ginevrino, in particolare per il Primo maggio 1917, arrestata la vigilia poiché il suo datore di lavoro scopre che 4'800 fr. sono scomparsi dalla cassa; Jeanne Pidoux avrebbe leggermente modificato le cifre (per 100 fr), ma un impiegato ha visto pure che Théodore (Toda) Vaskoff, che abitava nella ditta (nato il 26.2.1895 o 1983 a Salonicco, fabbro) ha passato discretamente le chiavi della cassa "a quella che era allora la sua amica" e che non doveva dare le chiavi a nessuno. Venne quindi arrestata e detenuta alla prigione di Saint-Antoine per alcuni giorni anche perché Vaskoff venne condannato all'ergastolo per aver assassinato il vegliatore di notte Buret dell'impresa Chavan. Non mancarono sospetti nei confronti della Pidoux, vedi Gazette de Lausanne 2.5.1917: "De graves soupçons pèsent aussi sur une jeune femme, nommée P., dactilographe, qui fréquentait les milieux anarchistes, et qui était en relation avec Vaskoff" [Vaskoff, condannato alla detenzione perpetua a Thorberg, chiederà la grazia nel 1929... sarà estradato in Jugoslavia nel dicembre 1933 - Journal de Genève, 3.11.1933]. In seguito venne scarcerata, senza processo.
"Notre soirée du Ier mai a eu un succès très grand qui a dépassé nos prévisions les plus optimistes. Notre camarade J.P. qui qui en avait été l'organisatrice aussi enthousiaste que dévouée, venait être arrêtée la veille. Malgré son innocence qui ne peut faire de doute pour personne, et surtout pour le Parquet qui ne l'a pas encore libérée, elle a dû à ses opinions de voir son arrestation maintenue. Basse vengeance qui nous a beaucoup chagrinée, mais nullement étonnés..." (Rév. 12.5.1917).

Arrestata nuovamente, e in stato interessante, nel maggio 1918 alle ore 3 del mattino da otto agenti (nel corso dei procedimenti per l'affare delle bombe di Zurigo), trasferita nelle carceri di Zurigo, accusata - sembra - di aver spedito la riproduzione de La Marseillaise di Doré pubblicata dal Réveil anarchiste, e di aver indicato - sui pacchi - il suo indirizzo come luogo di spedizione. Viene scarcerata dopo 17 giorni, senza alcun processo.
Sua figlia Irène Silvia (o Barbara?) è nata l'8 luglio 1918; il 14 settembre [o 12.4.1918?] Pidoux si sposa con il padre della figlia, Giovanni Matteozzi*. Questi venne espulso dalla Svizzera nel novembre 1919 e la famiglia abbandona l'appartamento sito in rue Violette a Ginevra.

Separata di fatto dal marito che si è rifugiato in Francia a Clermont-Ferrand, si stabilisce a Milano nel febbraio 1922 con la figlia. Lavora come impiegata a Milano presso la ditta Mazzera. Secondo la polizia italiana dell'aprile 1923 in più dispacci: "in una riunione tenuta a Ginevra sarebbe stata designata come adatta per un un mandato anarchico nel Regno... Ha 27 anni ed è piuttosto brutta di aspetto. Non si hanno altri connotati". Sempre secondo sempre la polizia italiana conviveva nello stesso anno con lo studente del politecnico Giurleo Carlo. Entrambi sono arrestati nel marzo 1923, perquisiti con esito negativo; tra l'altro "...ha dichiarato spontaneamente che a Ginevra si occupava di movimenti rivoluzionari, dall'agosto 1921 se ne sarebbe disinteressata per dedicarsi esclusivamente al lavoro e alla di lei bambina" [Giurleo Carlo "venne rilasciato essendo risultato apolitico e di buoni precedenti"]. Viene scarcerata il 18 aprile 1923, diffidata e sorvegliata, nel frattempo venne perquisito - con esito "negativo" - anche la scrivania presso la ditta Mazzera, dove lavorava.
Sempre sorvegliata ovviamente. Nel novembre 1924, su richiesta del del 22 aprile 24, le viene concesso di riprendere il passaporto svizzero per recarsi in visita ai genitori, residenti a Coppet.  Agli inizi degli anni '30: "non ha dato luogo a rilievi con la sua condotta in genere" (5.2.1931). Poco dopo, il 17 marzo: "in risposta alla Ministeriale No... del 14.2. decorso, pregiomi comunicare a codesto Ministero i connotati della soprascritta sovversiva: alta 1.61, corporatura snella, capelli brizzolati, occhi castani, naso medio, bocca regolare, colorito roseo, segni particolari neo sulla guancia destra". L'8 maggio1938 la prefettura di Milano "comunica che la donna in oggetto continua a mantenere regolare condotta politica". Sempre vigilata. Concesso nuovamente nel 1938 il passaporto per recarsi dai genitori in Svizzera. Nel febbraio 1939 la prefettura di Milano comunica che "l'individuo in oggetto, da tempo non dà luogo a rilievi con la sua condotta. Viene tuttavia vigilato non avendo finora dato sicure prove di ravvedimento politico".

Nel Secondo dopoguerra partecipa alle attività della Federazione Comunista Libertaria Milanese (poi Lombarda) con Doglio, Galassi, Giovanna Gervasio, De Carlo, ecc.

Così la ricorda Giovanna Gervasio Carbonaro, di Bagno a Ripoli / Firenze:
"Ho in me molto viva la sua immagine. Jeanne P. era una donna dall'espressione del viso sempre sorridente e molto 'mobile'. Gli occhi molto vivaci e molto attenti ai suoi interlocutori. I suoi capelli erano diritti e corti, quasi a caschetto o, come si diceva allora, alla 'maschietto'. Longilinea e armoniosa, si muoveva nella nostra casa e tra le stanze della Federazione
[comunista libertaria di Milano] con naturale grazia. Partecipava a tutti gli inconri di lettura e discussione dei 'classici' del pensiero anarchico e socialista organizzati dal nostro gruppo (Doglio, Galassi, De Carlo, Insolera, Gervasio, Guberti, Azzimonti e io stessa), che si svolgevano in Federazione ed inoltre alle conferenze e manifestazioni varie organizzate dalla FAI milanese nel dopoguerra [...Giovanna Gervasio lascia poi Milano nel 1948 per lavorare al Centro educativo italo-Svizzero di Rimini e perde le tracce di Jeanne... Nota di GB].
I suoi interventi erano acuti, interessanti, originali, mai scontati. Da quello che ricordo suscitare il mio interesse e il mio desiderio di approfondire la conoscenza delle sue idee, era l' 'atmosfera spirituale' che sapeva creare. Il suo anarchismo era, secondo questi ricordi, un anarchismo caratterizzato da una profonda religiosità, pur non essendo Jeanne una persona professante alcuna religione istituzionale. Forse era seguace di un cristianesimo alla Tolstoj? Non ho ricordi precisi a questo proposito, anche se abbiamo discusso più volte, lei mio padre, Galassi ed io, del pacifismo di Tolstoi. Debbo sottolineare che Virgilio Galassi aveva elaborato la sua tesi su Tolstoi leggendo in russo i testi di questa grande letterato [...]

E Virgilio Galassi, di Milano:
"Nel movimento anarchico la Pidoux partecipava attivamente e intelligentemente alla gestione del giornale anarchico di allora, diretto da Mantovani [ll Libertario, Milano]... Parlava con ammirazione della figlia presso cui viveva... Nel movimento anarchico brillava per le sue doti di equilibrio, buonsenso, indipendenza di giudizio, impegno alla parola data. Di compagni come lei ce ne vorrebbero molti. Il ricordo di lei è quello di una persona tanto tranquilla, normale e equilibrata, quanto modesta e sempre pronta ad aiutare, con il lavoro suo - naturalmente gratuito - i compagni che ne avessero bisogno".

Infine vedi suo art. in ricordo di Luigi Bertoni: "Un lato poco noto di Bertoni", Il Libertario 26.2.1947.

La figlia Barbara Matteozzi Coggiola, collabora come insegnante di lingua francese  - ufficialmente sua lingua madre - a "Una esperienza educativa democratica e laica negli anni cinquanta: il Villaggio Scuola Sandro Cagnola, della Rasa di Varese "- vedi www.sergio-rossi.ch/biografia/educatore.php.

 

 



Née à Mollens (VD) le 24 août 1896 de François, instituteur, et Alice Carrard.

En 1916, Jeanne Pidoux habitait chez ses parents à Coppet (son père y était instituteur) et travaillait comme comptable à Genève chez Tapis Chavan. Elle est repérée par la police en novembre 1916, qui lui attribue divers "amis", Valtolini, Vaskoff, Meazza, Matteuzzi: "toujours vêtue de noir, sans aucune élégance, elle porte un béret genre chasseur alpin, rejeté en arrière" et toujours une fleur rouge au corsage.
En janvier 1917, la police déclare qu'elle doit recevoir de Zurich un paquet de cartouches de dynamite, qu'elle aurait dû transporter à Genève. Elle se serait en effet rendue à Zurich, selon sa jeune sœur, acheter " des cartouches spéciales pour son revolver".
Active dans le mouvement ouvrier à Genève, elle organise notamment le Premier Mai en 1917.
Mais, ce jour-là, le veilleur de nuit de Tapis Chavan est assassiné par  Théodore Vaskoff, qui logeait dans la maison (né le 26.2.1895 à Salonique, serrurier de profession). Jeanne Pidoux, qui aurait été liée à lui, est arrêtée et détenue plusieurs jours à la prison de Saint-Antoine. Quelques jours plus tard, son employeur découvre que 4800 francs ont disparu de la caisse; Jeanne Pidoux a légèrement modifié des chiffres (pour 100 francs), mais un employé aurait vu aussi que Vaskoff a passé discrètement les clefs du coffre "à celle qui était alors son amie"  et qui ne devait donner les clefs à personne.
Vaskoff fut  condamné à la prison à perpétuité; en 1922, Bertoni chercha à intervenir pour que sa peine soit réduite. Mais il sera extradé en Yougoslavie en décembre 1933.
En mai 1918, enceinte, Jeanne Pidoux fut arrêtée en pleine nuit pour l’affaire dite des bombes de Zurich, et accusée d’avoir diffusé un tract du Réveil avec les paroles de La Marseillaise. Elle fut libérée après 17 jours, sans procès. Sa fille Irène Silvia est née le 8 juillet 1918; le 14 septembre, elle se maria avec le père de la fillette, Giovanni (Jean) Matteuzzi ou Matteozzi. Ce dernier étant expulsé de Suisse en novembre 1919, le couple quitta son logement de la rue Violette à Genève.
Jeanne Pidoux s'est établie par la suite en Italie, où vivait sa fille Barbara Coggiola, et a participé aux activités de la Fédération communiste libertaire milanaise dans les années de l'immédiat après-guerre, avec Carlo Doglio, Virgilio Galassi entre autres, et à la gestion du journal Il Libertario. Elle avait été surveillée jusqu'en 1942. Elle a publié des souvenirs sur Bertoni en 1947, dans Il Libertario.


FONTI:

GB // ME / lettera dal carcere a Luigi Bertoni, 5.5.1917 - CIRA Losanna / Rév. 12.5.1917 Soirée du Réveil - 19.4. -25.5.-1.6.-22.6.-21.9.1918 / Service de la police administrative et judiciaire - Genève, dossier 2008 va 50.2.263 / Documenti dal Casellario politico centrale, Roma, P08348, busta 3952 come Giovanna Pidoux: grazie a Pasquale Grella, Roma / "Un lato poco noto di Bertoni", in il Libertario, Milano 26.2.1947 / Giovanna Gervasio Carbonaro lettera a G. Bottinelli, (19) giugno 2011 / Virgilio Galassi, lettera a G. Bottinelli, 24.6.2011 / vedi anche suo art. nel Réveil 8.11.1919 "Voix de Femme" // Archives d'Etat Genève, 2008 va 50.2.263 / Gazette de Lausanne 2.5.1917 / richiesta della grazia nel 1929 di Vaskoff, serbo - Rév. 9.2.1929) / Per la figlia Barbara vedi testo //




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